discriminazione e violenza di genere nella giustizia sportiva

docente

Massimo

Mattei

 

MASSIMO MATTEI -nato a Roma il 17 Maggio 1954- Laurea in Scienza dell’Educazione, 110/110 e Lode come “Esperto di processi formativi”. Counselor Professionista Socio Analitico e delle Scienze Umane” per le Relazioni di Sostegno con (votazione 100/100), per la cura dei disagi.
Dal 1989 è stato Ispettore Antidoping, poi Funzionario dell’Ufficio Indagini e alla Procura Federale Figc. In questo ambito ha svolto indagini come Moggiopoli, Calciopoli e Scommessopoli. Ha coordina il gruppo “Intelligence” -Lega serie B- per il controllo dei fenomeni riguardanti il Match Fixing e quello sulle scommesse clandestine.
Dal 2016 docente per i corsi di formazione di Operatori di calcio Dilettanti del C.R. Lazio specificatamente sull’inclusione nello sport, dei ragazzi diversamente abili;
Dal 2017 in Umbria è Capo Delegazione delle Rappresentative di Calcio a 5 del C.R. Lazio. Si fregia dei titoli di Campione d’Italia categoria Allievi e Juniores;
Nel 2018, Project Manager e Docente del “ Corso di approfondimento per Dirigente Accompagnatore Ufficiale CR LAZIO.
Docente per il Settore Giovanile Scolastico FIGC nei corsi di Dirigente Accompagnatore Ufficiale ”Entry level E – Grassroots “.
2018- Partecipa come relatore Counselor, ad un convegno organizzato da Formalba sull’inclusione dei giovani
2019- è relatore sulla figura del Mental Coach, al 1° Forum “per un’idea condivisa del Calcio a Cinque giovanile” delle realtà presenti del Lazio
Insignito nel 2007 con la Stella d’Argento al Merito Sportivo conferita dal CONI per meriti sportivi.

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“Discriminazione e violenza di genere nella giustizia sportiva”

È trattato il problema della realizzazione della cultura sportiva nel calcio giovanile. La cultura sportiva si concretizza nel rispetto delle norme e delle regole che garantiscono l’ordine nel gruppo e che unitamente al rispetto della persona favoriscono la crescita personale dell’individuo. In tal senso lo sport non forma solo sportivi, ma uomini e donne della società del domani.

Il trasferimento della cultura sportiva ai giovani rappresenta uno dei principali problemi che si trovano ad affrontare gli educatori che operano nell’ambito delle società di calcio dilettantistico. Alla base della cultura sportiva deve esserci, infatti, il buon senso che si concretizza nel rispetto dei compagni, del direttore di gara, degli ambienti nei quali i ragazzi vivono la loro quotidianità sportiva, nella puntualità e nella disponibilità a rispettare le scelte di un allenatore, nel sacrificio e nell’aiuto reciproco. Si parla soprattutto di mentalità ed educazione a quei valori che per la crescita dei ragazzi sono la cosa più importante. Tali fattori conferiscono allo sport una importante e profonda funzione sociale, educativa, sanitaria e culturale. Lo sport rappresenta, infatti, la più grande espressione di aggregazione e tolleranza; un efficace strumento volto a contrastare fenomeni di prevaricazione, esclusione sociale e sofferenza psicologica assai frequenti nel calcio dilettantistico giovanile.

In tale contesto il ruolo dalla famiglia diviene determinante. Nel calcio dilettantistico giovanile, risulta spesso assai difficile far capire alle famiglie che lo sport deve essere espressione di un senso comune, nel quale i ragazzi hanno il diritto di godere dell’attività sportiva, nell’ambito della quale tutti devono avere le stesse opportunità senza sentire l’obbligo di diventare campioni ne di portare a compimento i sogni di fama e successo dei propri genitori.

 

 

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