Discriminazioni di genere e violenza a scuola. Bullismo e cyberbullismo

docente

Pierluigi

Cordellieri

Psicologo, psicoterapeuta e docente di “Psicologia sociale” presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium. Svolge attività di assegnista di ricerca presso la Facoltà di Medicina e Psicologia di Sapienza-Università di Roma. I principali interessi scientifici riguardano lo sviluppo morale, la psicologia applicata ai temi della legalità, della sicurezza e del traffico. In riferimento a quest’ultimo ambito è attualmente il referente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio nella Consulta Cittadina Sicurezza Stradale, Mobilità Dolce e Sostenibilità del Comune di Roma.

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“Discriminazione e violenza a scuola. Bullismo e cyberbullismo”

Il bullismo può essere definito come una conflittualità di tipo “asimmetrico”, nell’ambito della quale c’è qualcuno che ha maggiore forza e potere, e c’è qualcun altro che ha una posizione di subalternità. Il fenomeno è caratterizzato dalla reiterazione di un atteggiamento (tenuto con l’intento di arrecare danno) da parte di un soggetto più forte nei confronti di un soggetto più debole. Non si parla di semplice gesto di violenza occasionale, ma di un qualcosa che tende a ripetersi nel tempo. Il carattere asimmetrico del fenomeno è determinato dal fatto che usualmente, le vittime di bullismo sono fragili e la loro fragilità può essere dovuta a questioni legate alla fisicità (per esempio persone molto esili o molto grasse) o anche ad aspetti caratteriali (insicurezza, timidezza, introversione, ecc.), infatti il più delle volte le persone più soggette a forme di bullismo sono quelle che presentano caratteristiche di non notevole integrazione, ma ci possono essere casi di vittime a seguito di una ridotta dotazione anche in termini psico-fisici, è il caso di soggetti portatori di handicap. No è raro che nelle scuole si verifichino gesti contro ragazzi portatori di handicap, i quali vengono derisi o picchiati, e che tali azioni frequentemente vengano pubblicate sui social dagli esecutori. Le conseguenze derivanti da un atto di bullismo, possono essere sia di carattere prettamente psicologico (ansia, depressione) e molto spesso determinano forme di ritiro sociale (es. ritiro dalle scuole), sia manifestarsi con l’insorgenza di problemi fisici come mal di testa, mal di pancia, disturbi generici fino a episodi di autolesionismo molto gravi.
Il profilo del bullo è caratterizzato da una forte impulsività e da un elevato livello di aggressività, una propensione a creare tensione nel gruppo dei pari con l’obiettivo di conquistare potere sociale. È possibile, inoltre, che si determinino situazioni nelle quali colui che mette in atto l’azione da bullo, abbia subito azioni di bullismo in passato, e cerchi con questo atteggiamento una sorta di riscatto rispetto ad atti subiti.

Il bullo presenta una ridotta capacità di lettura della sofferenza dell’altro (ridotta capacità empatica), cioè spesso non riconosce le sofferenze che sta determinando, non le legge fino in fondo. Colui che risponde in maniera aggressiva, è solitamente un soggetto che legge la realtà in termini di offesa, in termini di prevaricazione personale su di sé. Per esempio, se si prova a immaginare un gruppo classe nella sua composizione, troviamo quasi sempre la presenza di un soggetto che è leggermente più permaloso dell’altro e se il gruppo interagisce anche in maniera non violenta, il soggetto tende alla sofferenza più degli altri, manifestando in taluni casi reazioni di tipo violento o aggressivo. Colui che si esprime con atteggiamenti aggressivi di solito è un soggetto che interpreta gli altrui comportamenti sempre come minaccianti. Tramite l’aggressività si promuove socialmente allo scopo di guadagnare una posizione di leadership o di potere sociale, cercando di contrastare quella che è una condizione di bassa autostima.
Nella quotidianità, si distinguono forme di bullismo diretto da forme di bullismo indiretto. L’aggressività diretta è quella che è legata ad atti aggressivi lineari in modo manifesto, cioè la violenza fisica agita e reiterata nel tempo. In quella indiretta i comportamenti aggressivi sono meno espliciti, come per esempio l’esclusione dai gruppi sociali o la messa in atto della calunnia.
Se per l’azione diretta vi è un primato maschile, in quella indiretta in realtà, le cose tendono ad essere equivalenti (es. cyber-bullismo). Il cyber-bullismo è sostanzialmente cosa analoga al bullismo, ma viene applicato nei contesti cyber, quindi nei contesti della comunicazione elettronica, delle piattaforme elettroniche. Non si esprime con l’azione fisica diretta e il numero di ragazze che compiono atti di cyber-bullismo nei confronti di altre ragazze è molto elevato.

 

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