La prospettiva psicologica

docente

Pierluigi

Cordellieri

Psicologo, psicoterapeuta e docente di “Psicologia sociale” presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium. Svolge attività di assegnista di ricerca presso la Facoltà di Medicina e Psicologia di Sapienza-Università di Roma. I principali interessi scientifici riguardano lo sviluppo morale, la psicologia applicata ai temi della legalità, della sicurezza e del traffico. In riferimento a quest’ultimo ambito è attualmente il referente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio nella Consulta Cittadina Sicurezza Stradale, Mobilità Dolce e Sostenibilità del Comune di Roma.

Video

“Discriminazione di genere e violenza in famiglia. Stalking, maltrattamenti e femminicidio”.

È trattata l’analisi dello sviluppo del senso morale negli individui nel processo che parte dall’infanzia e porta all’età adulta, al fine di capire i meccanismi della costruzione della moralità e gli elementi che la influenzano. Lawrence Kohlberg elabora una teoria dello sviluppo della qualità morale, basata sulla “moralità della giustizia e dei diritti”. Tale teoria si articola in sei stadi. Il primo stadio (orientamento punizione-obbedienza) è quello relativo all’obbedienza alle regole al fine di sottrarsi alla punizione; Il secondo stadio (individualismo e scambio) fa riferimento all’adeguamento alle regole per trarre ricompense o vantaggi; il terzo stadio (moralità per mantenimento di buone relazioni e l’altrui approvazione) prevede un atteggiamento conforme alle regole al fine di conservare buone relazioni, evitando la disapprovazione degli altri individui; nel quarto stadio (mantenimento dell’ordine sociale) si è conformi alle regole per scongiurare la censura da parte dell’autorità; nel quinto stadio (morale del contratto, dei diritti individuali e delle leggi accettate e condivise) si ha il desiderio di conservare un retto funzionamento della società, interrogandosi su cosa sia una buona società; il sesto stadio esprime i principi universali ed è quello nell’ambito del quale sono inquadrate la morale dei principi individuali della coscienza e la conformità a principi individuali per sottrarsi all’autocondanna. 

Carol Gilligan sviluppa un pensiero di moralità del “prendersi cura” (Care) in alternativa alla moralità della “giustizia e dei diritti” (Justice) elaborata da Kohlberg. Nello specifico, una moralità non come espressione di un obbligo a non trattare gli altri in modo scorretto, ma come il “non sottrarsi” a fornire il proprio aiuto a qualcuno nel momento del bisogno. Secondo Carol Gilligan le donne sono molto più orientate al “Care”, rispetto agli uomini inclini al “Justice”.
È importante sottolineare che alcuni recenti studi hanno mostrato come queste tendenze verso il “Justice” e verso il “Care” immaginate dalla Gilligan (l’uomo più mosso al tema della giustizia e la donna orientata al tema dell’assistenza), in realtà non sono così profonde. Da tali studi emerge come questo tema pregiudiziale non si presenta in maniera così forte e come quindi non si realizzi questa piena convinzione da parte delle donne e degli uomini. In generale tra uomo e donna esiste una differenza che rappresenta l’effettivo discrimine e che determina la violenza di genere: l’uomo, sempre nella generalità dei casi, ha disponibilità ad accettare la violenza fisica a differenza della donna che di fronte a un atto di violenza fisica si ferma, arretra. L’uomo se è mosso da principi di “Justice” o di “Care”, anche se c’è violenza fisica va avanti. Questo apre un importante scenario relativo alla violenza, quello della violenza domestica.
Gli innumerevoli casi di femminicidio degli ultimi anni dimostrano come, nonostante uomo e donna tendano a incontrarsi nell’ambito di un processo di ibridizzazione dei ruoli che vede la donna assumere atteggiamenti sempre più mascolini e l’uomo atteggiamenti femminilizzati (es. depilazione, creme, cosmetici etc..), permanga in generale tra i due come differenza sostanziale, l’elemento del “ricorso alla violenza fisica” nel quale l’uomo esercita il primato per ragioni naturali di maggiore impulsività. L’uomo è infatti portato ad agire in termini fisici anche quando c’è un conflitto coniugale, nell’ambito del quale la violenza fisica è utilizzata come mezzo immediato di risoluzione del conflitto.
Le violenze più diffuse sono quelle che si compiono nelle relazioni di intimità (Intimate Partner Violence), termine che in Italia è racchiuso nell’ abituale definizione di violenza domestica (o intrafamiliare). A livello mondiale le diverse forme di violenza colpiscono in quantità maggiore le donne-mogli/compagne ad opera del partner, ma coinvolgono anche donne-figlie per la violenza esercitata dal padre e donne-sorelle da parte del/dei fratelli. La violenza domestica si concretizza all’interno di una coppia e nelle relazioni familiari; si realizza nel momento in cui un uomo (partner) esercita violenza fisica, sessuale, psicologica economica o persecutoria per ottenere controllo e potere sulla donna. Può manifestarsi con minacce, percosse, pressioni psicologiche, limitazione della libertà, matrimoni forzati, mutilazioni genitali e con comportamenti persecutori (stalking).

 

Materiali