La prospettiva psicologica

docente

Pierluigi

Cordellieri

Psicologo, psicoterapeuta e docente di “Psicologia sociale” presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium. Svolge attività di assegnista di ricerca presso la Facoltà di Medicina e Psicologia di Sapienza-Università di Roma. I principali interessi scientifici riguardano lo sviluppo morale, la psicologia applicata ai temi della legalità, della sicurezza e del traffico. In riferimento a quest’ultimo ambito è attualmente il referente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio nella Consulta Cittadina Sicurezza Stradale, Mobilità Dolce e Sostenibilità del Comune di Roma.

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“La prospettiva psicologica”

È trattata l’introduzione agli aspetti relativi alla discriminazione, agli stereotipi e al pregiudizio, nonché ai loro reciproci legami. Il “giudizio morale” e la “violenza fisica”, la differenza esistente nell’utilizzo della violenza tra uomo e donna. La violenza nelle sue differenti connotazioni.
La definizione coniata, soprattutto all’interno di movimenti femministi, rispetto la discriminazione di genere riferita alle donne, è quella di “sessismo” che in qualche modo raccoglie il tema di “razzismo” e tende a individuarne un’assonanza terminologica. Si parla di “sessismo” quando ci si riferisce a una discriminazione fondamentalmente riferita al genere ed è legata all’idea di una presunta superiorità di un genere rispetto ad un altro individuo (si parla di “misoginia” se c’è odio nei confronti delle donne, “misandria” se, viceversa, è riferita agli uomini).
Quando si parla di “discriminazione di genere” solitamente si fa riferimento ad ambiti molto diversi, che fanno capo a segregazioni, all’idea stereotipizzata di quelle che devono essere le abitudini, gli usi e i comportamenti riferiti alle donne. È un discrimine a volte non manifesto, ma sotteso e latente. In ambito lavorativo, per esempio, soprattutto nelle aziende private, si parla spesso di Gender-pay-gap, facendo riferimento alla differenza di retribuzione tra agli uomini e le donne.
Uno degli aspetti che si affrontano, parlando di discriminazione è quello legato agli stereotipi che sono cosa diversa dai pregiudizi. Esiste, infatti, una importante differenza tra il concetto di stereotipo e quello di pregiudizio. Lo stereotipo è la convinzione che si ha riguardo le caratteristiche di un determinato gruppo (iper-generalizzazione). Il pregiudizio invece, fa riferimento alla valutazione negativa del gruppo stesso. Il primo è legato alla sfera cognitiva, il secondo a quella emotiva. Lo stereotipo infatti, trae origine da una conoscenza generale del gruppo, mentre il pregiudizio sorge quando si attribuiscono questi requisiti generali a ogni suo membro, facendo delle deduzioni volte a facilitarne l’accettazione o il rifiuto.
Gli stereotipi vanno a limitare il consumo di energia dell’individuo sul piano mentale, poiché definiscono gruppi e attribuiscono caratteristiche di appartenenza omogenee. A differenza dei pregiudizi, non necessariamente sono negativi, purché recepiti come dimensione generale riferita a requisiti più ampi senza mai rappresentare una realtà piena o circoscritta. Un esempio di stereotipo potrebbe essere la convinzione che gli abitanti di Roma siano più divertenti (perché più aperti e burloni) rispetto a quelli di Mestre (perché più chiusi e seri). Si parla di grandi gruppi a cui si attribuiscono delle caratteristiche. La complicazione nasce quando si pensa che lo stereotipo si verifichi senza fine o solo con qualche eccezione.
Per contro, i pregiudizi si riferiscono a un atteggiamento o condotta negativi. Se, infatti lo stereotipo può essere inteso come cosa consueta e sociale, i pregiudizi normalmente possiedono un sotteso tratto negativo. Tra lo stereotipo, che afferisce alla sfera cognitiva, e il corrispondente pregiudizio, che fa riferimento a quella emotiva, si trova la discriminazione. La discriminazione fa riferimento al comportamento e alle azioni praticati per manifestare sia lo stereotipo che il pregiudizio.

 

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