le parole della violenza

docente

Alberto Maria

Langella

Assegnista di ricerca presso l’Università degli studi di Salerno si occupa di Linguistica Computazionale. Approfondisce lo studio della grammatica per operatori ed argomenti del linguista americano Zellig Sabbettai Harris e pubblica nel 2014 Elementi di grammatica dell’italiano su principi matematici. Lavora negli ultimi anni ad un’applicazione della teoria dei grafi allo studio della sintassi del linguaggio naturale ed in particolare ad una descrizione algebrica delle relazioni morfo-sintattiche tra le parole. Parallelamente all’attività di ricerca in linguistica matematica mostra interesse per l’evoluzione del linguaggio.

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“LE PAROLE DELLA VIOLENZA”

La lezione affronta il tema dell’uso della violenza verbale come strumento di accentuazione delle differenze di genere. Mi sembra di particolare interesse prendere in considerazione le tipiche espressioni d’offesa rivolte dagli uomini alle donne, poiché tale indagine offre la possibilità di alcune riflessioni sul rapporto controverso che intercorre tra biologia e cultura nella società occidentale. Lo scopo di tale lezione è quindi fornire un quadro evolutivo biologico e culturale all’interno del quale collocare la violenza linguistica di genere. Tali espressioni offensive sono ascrivibili nella maggior parte dei casi a due diverse tipologie. La prima fa riferimento a presunti comportamenti fedifraghi parafrasabili eufemisticamente con l’espressione “Sei una donna di facili costumi”. La seconda rimanda alla presunta incapacità professionale delle donne espressa con frasi del seguente tipo: “Il tuo posto è a casa”, “Torna a occuparti delle faccende domestiche” e varianti. La risposta che la lezione fornisce è che sia la prima che la seconda tipologia di offesa possano essere comprese attraverso alcune riflessioni sulla nostra evoluzione biologica e culturale.
La tesi che sostengo è ispirata dalla lettura del libro La scimmia nuda di Desmond Morris. L’uomo è un primate, prossimo geneticamente al sottogruppo delle cosiddette scimmie antropomorfe (scimpanzé, gorilla, oranghi e gibboni). Tra i primati domina la promiscuità sessuale. Noi rappresentiamo un’eccezione, avendo privilegiato in larga parte una sessualità monogamica. Ciò deriva dal passaggio da animali onnivori con dieta largamente vegetariana ad animali dediti alla caccia. Quando i nostri antenati scimmieschi lasciarono la lussureggiante foresta per addentrarsi nelle immense pianure dovettero modificare drasticamente il proprio comportamento. Ciò avvenne attraverso una serie di determinanti cambiamenti biologici. Prima di tutto entrammo in competizione con i cani selvatici e i felini già estremamente specializzati nella caccia. Noi rispondemmo acquisendo una forte tendenza alla cooperazione e diventammo, come tutti i carnivori, animali territoriali. Ciò ci differenziò dalle scimmie antropomorfe le quali invece continuarono ad affidarsi al nomadismo. Un cervello in crescita, l’avvento della posizione eretta con la liberazione delle mani ci resero estremamente abili nella costruzione di armi. La necessità della cooperazione determinò un profondo mutamento della nostra sessualità. Infatti la promiscuità sessuale dei primati basata sulla dominanza di alcuni maschi non poteva più funzionare. A tutti doveva essere garantita la possibilità di accoppiarsi e di soddisfare i propri bisogni sessuali. Tale appagamento avrebbe garantito una maggiore disponibilità alla cooperazione; in una battuta di caccia occorreva la collaborazione di ogni membro del gruppo. Nello stesso tempo la prolungata dipendenza dei nostri bambini dalle cure parentali richiedeva maggiore partecipazione da parte dei maschi all’accudimento della prole.
I maschi quindi cacciavano e portavano il cibo al rifugio di base mentre le donne erano dedite all’accudimento della prole. Per realizzare un’accresciuta cooperazione ed un maggiore coinvolgimento dei maschi nell’accudimento della prole avevamo bisogno di importanti modificazioni biologiche: diventammo animali non solo monogamici ma fortemente sessuali. Per favorire un forte legame sessuale monogamico ci voleva una trasformazione radicale sia della fase del corteggiamento che della fase copulativa. Ciò si verificò in modo piuttosto drastico. Infatti siamo gli unici animali ad avere un corteggiamento così prolungato, ed in aggiunta una complessa attività pre-copulatoria e copulatoria. Gli altri primati risolvono tutto grossomodo con i pochi secondi d’accoppiamento. La nostra biologia scopre insomma l’innamoramento. L’uomo e la donna ora hanno un forte legame emotivo che sorregge la coppia ed attraverso questa la cooperazione richiesta dall’attività di caccia.
Su queste basi biologiche si innestò un’importante cambiamento culturale: l’avvento del neolitico con la nascita dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame nel Medio Oriente durante il X millennio a.C. Nei millenni successivi l’agricoltura e l’allevamento del bestiame si diffusero attraverso il mediterraneo in Europa. Il superamento di un’economia basata su caccia e raccolta con una basata su agricoltura e allevamento del bestiame portò alla possibilità di accumulare provviste di cibo. Da tale innovazione scaturisce il concetto di ereditarietà. Ora gli uomini possono accumulare e trasmettere ciò che possiedono ai propri eredi. La fedeltà della donna garantisce ora la certezza della paternità a tutela della trasmissione ereditaria di beni. Ciò vincola culturalmente un legame monogamico già sancito precedentemente dalle succitate modificazioni biologiche. Tale retaggio biologico-culturale è oggi insidiato nei paesi occidentali dalla nuova organizzazione del lavoro. Le donne lavorano e lasciano casa con la stessa frequenza degli uomini. Il cacciatore che è nell’uomo e l’agricoltore ed allevatore del bestiame in cui il neolitico lo aveva trasformato vacilla sotto la pressione di una nuova suddivisione delle mansioni tra i sessi. Le offese mosse verso le donne testimoniano tale conflitto. Sia la nostra biologia che la nostra cultura millenaria vogliono una donna rinchiusa nel focolare domestico tutta intenta ad occuparsi dei figli e lontana da occasioni di rapporti sessuali promiscui.